venerdì 22 novembre 2013

Avviso prossimo incontro

Carissimo/a
mercoledì 27 Novembre ci riuniamo al solito posto, alle ore 9,15 per il 2° incontro mensile di AC. Proseguiremo la nostra riflessione sui rapporti, questa volta con uno sguardo al trascendente. Inoltre vi daremo importanti informazioni e materiale sull'assemblea parrocchiale in programma nel prossimo mese.

Invito per il 24 novembre 2013

S.Messa con L'Arcivescovo

Carissimo/a
anche quest'anno il nostro Arcivescovo invita i membri di associazioni e movimenti a celebrare insieme a lui la liturgia delle domeniche di Avvento in Duomo. In modo particolare i soci dell'Azione Cattolica sono chiamati ad essere presenti alla S.Messa del 24 novembre alle ore 17,30 in Duomo.
La partecipazione è un segno importante di comunione di tutta la Diocesi Ambrosiana.
Ogni gruppo, se vuole, può partecipare con tutti i soci adulti e giovani.
Sappiamo quanto siamo impegnati nelle assemblee, ma ti aspettiamo per condividere con il nostro Arcivescovo questa domenica in preparazione al S. Natale.
Cordiali saluti.
La presidenza Diocesana

3° Incontro

13 Novembre 2013


Dio non fa festa da solo, chiama altri, senza riserve, come il seminatore che getta il seme su qualsiasi terreno e attende fiducioso.
Il terzo incontro di AC di quest’anno ci ha portato a riflettere sulle nostre relazioni: come sono le nostre relazioni? Che modelli di relazioni “respiriamo”, assumiamo, pratichiamo?
La nostra riunione è iniziata col “gioco del gomitolo” e del “se fosse”: ciascuno di noi entrain relazione con l’altro a partire dalla sua identità: se fossimo un colore, se fossimo un oggetto, cosa saremmo e perché?
A partire da quello che siamo, infatti, ci “lanciamo” come il nostro gomitolo, ci “buttiamo” cioè innanzitutto nello spazio pubblico, ovvero in “quella situazione impersonale in cui sperimentiamo incontri passeggeri, casuali, con estranei”, partecipando magari a qualche evento. Se per qualcuno la sfera pubblica costituisce una zona di disagio, in cui è difficile relazionarsi, per altri rappresenta il primo passo per uscire da se stessi e creare un’occasione di incontro, “imbattendosi” in qualcuno.
Il gioco del gomitolo ci ha permesso di creare un’immagine, quella della “ragnatela di relazioni” che ogni giorno ciascuno di noi può intessere con l’altro, sia l’addetto di un ufficio nella sfera pubblica, sia il barista dove quotidianamente facciamo la pausa caffè o il collega di lavoro con cui condividiamo un’attività nella sfera sociale, sia l’amico o il parente della zona personale, sia il compagno o la compagna di vita della sfera intima.
Abbiamo, quindi, provato a collocare le persone con cui ci relazioniamo in queste quattro sfere: pubblica, sociale, personale e intima.
Abbiamo immaginato queste sfere concentriche con dei tornelli, che talvolta si aprono e permettono alle persone con cui ci rapportiamo di avvicinarsi, pian piano, alla nostra zona personale e, talvolta, anche intima. Per qualcuno, la zona intima rappresenta un po’ il nucleo di un atomo verso il quale, talvolta,glielettroni /gli altri con cui ci rapportiamo “saltano dentro”, magari in quelle situazioni in cui siamo più vulnerabili e bisognosi di aiuto, saltano cioè nella nostra zona  personale o intima  e riescono a “entrare nel nostro mondo”, creando un legame di fiducia.  E Dio? Che posto occupa nelle nostre relazioni? E qual è il suo stile relazionale?
Daniela

sabato 9 novembre 2013

2° incontro

23 ottobre 2013

Gli ingredienti della festa

a) gli ingredienti della festa: 
l'incontro è iniziato con la proiezione del quadro di Pieter Bruegel, Banchetto nunziale per individuare gli "ingredienti della festa".
 
I partecipanti hanno notato una serie di particolari non visibili ad uno sguardo fugace e poco attento.
E'' emerso che dentro un grande edificio, forse un granaio o un pagliaio, si sta svolgendo il pranzo nuziale di una coppia di contadini.
 
La sposa è ben visibile davanti al telo verde appeso alle sue spalle (un elemento che si trova anche in molte Madonne fiamminghe) e indossa la corona con aria vagamente sognante, accanto ai genitori (il padre indossa il mantello foderato di pelliccia ed ha una sedia preminente rispetto alle altre panche);
 
lo sposo secondo la tradizione deve servire ai tavoli ed è forse da identificarsi con l'uomo che sta versando del vino in una brocca all'estrema sinistra,
 
 o con quello dal berretto rosso che si volta al centro per prendere le scodelle col cibo (forse polenta) e passarle ai convitati, portate da sue inservienti su un rudimentale vassoio fatto d'assi.
 
si vede un bambino che sta leccando un piatto, indossante un berrettone con piuma di pavone che gli copre gli occhi. Lo sguardo dello spettatore è guidato in profondità dalla posizione obliqua della tavola, lungo la quale si allineano i vari ospiti, ciascuno ritratto nella sua singolarità. Un cane spunta da sotto la tavola, vicino a un prelato che sta discutendo con un uomo dalla barba rossa di profilo (notabile perché ha la spada): qualcuno lo ha indicato come un possibile autoritratto di Bruegel.
In quest'opera non è forse un caso che l'autore sembri sciogliere, infine, quel distacco verso i suoi personaggi che l'aveva caratterizzato, partecipando in qualche misura alla gioia dell'evento.
 
Due suonatori di zampogna stanno in piedi nel medio piano (la musica serve ad allietare il banchetto); in lontananza altri personaggi si accalcano alla porta e un bambino, seduto all'estremità del tavolo, si sta succhiando il pollice.

La scena rappresenta un’allegra tavolata ambientata in una grande capanna, probabilmente annessa a un fienile o a una stalla.
 Osserva che:
• l’ambiente è umile, e gli ospiti a tavola non sono numerosi. Non mancano però due musici che suonano la cornamusa;
molte persone, probabilmente non invitati, si affacciano curiosi alla porta (il popolo che preme per entrare, certo che per ognuno ci sarà qualcosa);
• la sposa dà le spalle alla parete, dietro a un drappo verde sul quale è appesa la corona di carta che indossava durante il corteo nuziale;
• lo sposo è forse il giovane a capotavola col berretto rosso, che prende le scodelle per passarle agli invitati.

Bruegel ha concepito la composizione secondo una visione di sbieco, sottolineatadalla tavola in diagonale.
In primo piano lo sguardo si posa sulle grandi brocche di vari colori, dal bianco all’ocra.
Il pittore vuole che l’occhio dello spettatore si soffermi anche su un altro particolare molto poetico in primo piano:  un bambino che lecca col dito il piatto ormai quasi vuoto. La semplicità della festa è anche sottolineata dalla presenza di un’unica portata, una minestra di mais che vediamo nelle scodelle, accompagnata da altre scodelle con del formaggio bianco cremoso.
Il linguaggio del pittore è molto realistico: non indulge nella bellezza dei dettagli bensì sulla povertà e semplicità dei personaggi raffigurati. Comealtre opere campestri dipinte da Bruegel in questo periodo, si tratta di un dipinto che emana una giocosa atmosfera, e che testimonia l’attrazione e l’affettuosa partecipazione del pittore per la vita semplice dei contadini.

Con vino e focacce. Nel “Banchetto nuziale” di Bruegel il Vecchio (1568, Vienna, KunsthistorischesMuseum) il pittore rappresenta la festa di matrimonio di due contadini. In primo piano, due servitori stanno distribuendo dei piatti di focacce rotonde, mentre a sinistra un uomo riempie le brocche con vino di mele. “La scena è così realistica che sembra di sentire il vociaredegli invitati e i rumori di ciotole e caraffe. Qui il cibo rappresenta il motivo per fare festa insieme” continua Ave Appiano.
Semplicità della festa: un’unica portata, una minestra di mais accompagnata da scodelle in legno con formaggio bianco cremoso.
Particolare:  garzone con 3 piedi e cucchiaio di legno nella falda del berretto.
Colore preminente: il giallo: esprime pienezza di vita (giallo è il sole, il grano, il fuoco, l'oro)e c'è anche la musica ad allietare il banchetto.

La povertà (una porta scardinata e usata comeportavivande, la polenta e il formaggio, il dossale verdedietro la sposa appeso a due forconi infilati nella paglia,le rudi panche di legno) non impedisce la realizzazionedella festa: l'atmosfera è calda e piena di vita, libera daicerimoniali di ambienti più elevati che talvoltaimpediscono di gustare in pienezza la festa.
Anche il lavoro e la fatica (il fienile, la paglia, ilforcone, l'espressione vagamente sognante e preoccupatadella sposa che sembra meditare su un futuro pieno di promesse ma insidiato pure d'incertezze – Sarà felice la nostra vita futura? Riusciremo a colmare inostri sogni?) entrano nella festa, perché è nel tempo, dolente e splendido, che Dio propone i suoi inviti: a dirci che l'eternità non è altrove, in un altro momento,ma che questo tempo è già ora, con Lui, un frammentodi eterno.

Dopo  abbiamo ascoltato la canzone di Sergio Endrigo, Fare festa. Daniela ne ha distribuito il testo fotocopiato. (...) E per noi la festa è qua? Quali sono per noi i motivi per cui fare festa?

Dopo una discussione suscitata da questi interrogativi , ci siamo soffermati sui motivi della festa con una bella attività preparata da Daniela. Su dei fogliettini di carta ognuno di noi ha scritto un "motivo" per fare festa o per cui ha "fatto festa" nella sua vita... I bigliettini sono stati messi in una cesta, poi ciascuno a turno ha pescato e ha provato a commentare il motivo individuato. 
Le preoccupazioni su eventuali imbarazzi sono state fugate in quanto l'autore del biglietto è sempre intervenuto a raccontare la sua esperienza.